Diversità, arma 
della 
sopravvivenza
Come la “biodiversità” salverà il mondo

Potete immaginare cosa significa per una bambina di 6 anni il primo giorno di scuola quando tutti ti chiedono come ti chiami, rispondere: Tessa. “Sì, Tessa, T e s s a”.
Se vi chiamate Marco, Paola, Anna non potete capire l’orgoglio e la fierezza con cui ho sempre comunicato il mio originale e impegnativo nome in un mondo dove praticamente si chiamano tutti negli stessi modi.

Se non ho mai provato vergogna o imbarazzo è perché sono stata cresciuta in maniera “diversa”, da genitori che mi hanno fatto percepire la diversità come ricchezza, una cosa “cool” che ti distingue dagli altri che sono “tutti uguali e fanno tutti le stesse cose”; avevano iniziato subito, dal nome, non ci dovevano essere dubbi sul fatto che io dovessi essere inconsueta.
“Insolita” e unica come siamo tutti fino a quando, per sentirci meno a disagio con gli altri bambini, tendiamo a imitarli e a limare le differenze per uniformarci al gruppo a cui vogliamo appartenere. 

Credo sia un retaggio del lontano passato quando eravamo scimmie, un meccanismo ancestrale di una specie dove il branco è l’unica salvezza: il modo più facile di essere accettati dal gruppo è confondersi al suo interno.
Un’opzione che io non ho mai avuto: pochi vestiti, ma di ottima qualità per non cedere al nascente fast fashion, poca televisione e tanti viaggi, zero cibo confezionato e bibite gasate in casa e soprattutto una mela come merenda per la ricreazione.

Siamo nel pieno degli anni ‘80 e credo di essere stata l’unica in tutta la scuola a tirar fuori dallo zaino (ovviamente di tessuto, frutto del lavoro di sapienti mani artigiane) qualcosa di diverso da una merendina. Non apprezzavo molto, non perché mi vergognassi di mangiare una mela, non mi sono mai sentita a disagio nella mia diversità, ma le merendine mi piacevano…
Un’educazione sicuramente innovativa per l’epoca quella applicata dai miei genitori: da spiriti liberi hanno rotto gli schemi dominanti e anticipato tantissime tendenze e stili di vita oggi diffusi. Uno stile di vita sostenibile.
Non posso certo giudicare il risultato che hanno ottenuto con me, ma sicuramente posso dire di essere diventata una persona che ha un modo di pensare e vedere le cose non conforme agli standard e la molteplicità del pensiero, in una società, è un’enorme ricchezza.

Perché solo dalla diversità può nascere il cambiamento, l’innovazione, la resilienza, l’evoluzione.

Basta guardare alla natura per capire l’importanza della diversità, della biodiversità.
Milioni di specie viventi, grazie al loro differente patrimonio genetico, sono riuscite a trovare il loro posto nel mondo adattandosi a specifiche condizioni ambientali. All’interno di una stessa specie, c’è anche un corredo genetico differente tra gli individui che dona una maggior possibilità di sopravvivenza; qualcuno avrà una caratteristica che lo renderà più adatto e grazie ai meccanismi della selezione naturale questa si trasmetterà alle generazioni successive rendendo la specie sempre più “performante” rispetto all’ambiente in cui vive.

Già, perché l’ambiente cambia (adesso anche per colpa dell’uomo e lo fa troppo velocemente per i tempi dell’evoluzione) e se nessun esemplare ha una differenza genetica che lo rende adatto a vivere nel nuovo ambiente, la specie è destinata all’estinzione. Più differenze, meno probabilità di estinguersi. Ecco la forza della diversità!
Se in un campo d’erba ci fosse una sola specie vegetale, un incendio lo potrebbe trasformare in un deserto, ma esistono specie che resistono al fuoco e da quelle riparte la vita. Senza biodiversità si è deboli nell’affrontare i cambiamenti e le avversità, l’arma della resilienza in biologia è la diversità.

Lo sapevano bene i contadini quando coltivavano tante varietà di cerali, ortaggi, alberi da frutto; non si sarebbero mai sognati di fare gli ettari ed ettari di monocoltura oggi dilaganti, se qualcosa fosse andato storto avrebbero perso tutto.
Con l’arrivo della chimica è cambiato tutto: insetticidi, erbicidi e concimi hanno dato l’illusione di poter sfuggire alle regole della vita e così non è stato. Il conto è arrivato sotto forma d’inquinamento che avvelena terra, aria e acqua, perdita di nutrienti nel terreno, diminuzione della biodiversità, cambiamenti climatici, minor capacità di resilienza delle produzioni e dei territori. 
Per fortuna le cose stanno cambiando e sempre più persone e imprese stanno virando verso una maggiore sostenibilità per tornare a essere in equilibrio con le leggi della natura. Coltivazioni biologiche, sostenibili, da lotta integrata, recupero di vecchie varietà, economia circolare nelle aziende agricole e ripristino della biodiversità nei campi stanno diventando pratiche sempre più diffuse.

Uomini e aziende che anticipano un cambiamento che l’intera società dovrà inevitabilmente fare per diventare sostenibile e tornare in equilibrio con gli ecosistemi naturali; un’evoluzione anticipata da quelli che oggi sono considerati “diversi” ma che, grazie a questo, hanno la capacità di innovare e mostrare la strada.

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