NEL SEGNO
DI VICO

Oggi, il principale macro-trend che influenza qualsiasi progetto è quello della sostenibilità. Ma da sempre, dalla tecnologia al più raffinato concetto di design, il motore dell’innovazione è il risultato di un intenso dialogo tra l’ingegno e il contesto socioculturale. In particolare, l’approccio alla luce rappresenta un incrocio unico di valori: la luce naturale e la luce artificiale si coniugano a un saper fare progettuale e materico, in un incontro tra tecnologia di ultima generazione e antichi saperi, perfetta espressione di un progetto sostenibile.

Certi progetti nascono grazie a eventi casuali che, uniti alla genialità di chi li osserva, diventano vere e proprie icone. Così alcuni degli arredi firmati dal grande architetto designer Vico Magistretti nascondono aneddoti curiosi che hanno portato alla loro nascita.

Iniziamo questo piccolo viaggio dietro ai progetti del Maestro con il divano Maralunga. Si racconta infatti che Cesare Cassina, non soddisfatto del primo prototipo presentato, avesse sferrato un pugno contro lo schienale che non rispondeva ai canoni di comfort che si era immaginato. Questo gesto causò la rottura dello schienale e Magistretti, osservandolo, ebbe l’intuizione di trasformare lo schienale dando vita a Maralunga, divano destinato a innovare il textile design e la tradizionale tipologia di imbottito e a meritare il Compasso d’Oro nel 1979. Oltre a essere uno dei pezzi più venduti e imitati del panorama del design italiano.

La lampada Eclisse di Artemide, invece, prende vita dal libro I Miserabili di Victor Hugo e, in particolare, dalla lanterna cieca, utilizzata per i furti dal protagonista Jean Valjean, dove la luce filtrava attraversando un foro circolare regolabile con uno schermo girevole. L’associazione con questo oggetto gli venne in mente tornando in metropolitana: prese il biglietto che aveva in tasca e schizzò la lampada sul retro utilizzando però la semisfera come elemento che si ripete. Eclisse è infatti composta dalla sovrapposizione di tre calotte semisferiche: una funge da base, quella esterna è fissa mentre, al suo interno, ruota la terza calotta mobile. Quest’ultima, attraverso il suo movimento, permette di graduare il flusso luminoso: un’interpretazione sorprendente che prende vita da una lettura e dall’amore per le geometrie semplici alla base di molti progetti di Magistretti. Di Eclisse, Vico diceva: “La lampada Eclisse è bella da vedere, perché i concetti sono belli in sé.”

Continuando il nostro viaggio, troviamo nell’archivio di Magistretti uno schizzo che sembra riguardare una tapparella. “Vico e Messina - fondatore dell’azienda Flou - stavano lavorando su un nuovo concetto di letto: doveva distinguersi dagli altri già in produzione. Proprio in quel momento stavano cambiando le tapparelle nella sede di Flou”, racconta la nipote Margherita Pellino, responsabile dell’archivio storico di Magistretti. Una casualità che ha portato alla nascita di Tadao, il letto dalla struttura minimalista famoso in tutto il mondo con il nome che non richiama la cultura giapponese, come in molti credono, ma il massaggiatore di Vico.

Alla base della lampada Sonora, invece, scopriamo una visita in una fabbrica di bunker, in Germania. Infatti, nei suoi primi disegni, era pensata con un diametro oversize a richiamare la struttura architettonica dei rifugi.

Dietro al letto Nathalie di Flou, Margherita svela un altro aneddoto. Vico e Messina non riuscivano a trovare una soluzione per coprire la testata con il piumone. Una sera, dopo aver provato e riprovato, i due decidono di andare a casa lasciando il piumone sul pavimento. Un operaio, a fine serata, passa da lì, raccoglie il piumone sul letto legandolo con una fettuccia. Da qui l’idea di Vico, il giorno dopo, di fissarlo con un semplice fiocchetto realizzando un letto innovativo ancora oggi tra i best seller dell’azienda. Su Nathalie Vico diceva: “La semplice parola o il concetto espresso in parole generano naturalmente la forma. Letto tessile: una forma quasi non disegnata ma determinata già dall’uso del materiale suggerito; molto adatto all’idea di letto, l’uso del tessile non è che un’estensione del concetto di piumone, il nuovo modo di coprire il letto, il nuovo modo di rifarlo e di renderlo più confortevole e accogliente.”

Osservazione, rielaborazione, rigore: questo dunque alla base dei progetti del grande architetto e designer che sapeva cogliere e trasformare una causalità quotidiana o un ricordo in un’icona del design. E con lui, altri Maestri hanno dimostrato che, a volte, il destino cambia le sorti di un progetto.

Come la nascita della poltrona Proust, creata da Alessandro Mendini, originata, nella sua estetica definitiva, da un evento del tutto fortuito…

Ma questa è un’altra storia.

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